Dammi! – Recensione

Dammi! l’ho trovato in una bancarella a soli tre euro. La copertina con il viso di quella ragazza, i capelli mossi dal tempo e la trama scritta dietro mi hanno attirato come una luce per le falene.

Com’è che si dice? Mai giudicare un libro dalla copertina, ecco, mai detto fu più giusto per questo libro. Una completa delusione. Ho letto questo libro da maggio e giugno, ma sono rimasta molto delusa. Fatto di racconti più o meno brevi, alcuni carini, altri pessimi; le uniche cose che mi sono piaciute davvero solo le piccole citazioni a inizio di ogni nuovo racconto. Citazioni non scritte dalla scrittrice.

Mi aspettavo qualcosa stile “Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”, invece non ho trovato niente. Un libro che promette di parlare di disagio giovanile, di gioventù persa in una Cecenia degli anni ’90, non mi ha lasciato niente.

Sono stata parecchio delusa, tanto da voler lasciare il libro, che mi sono costretta a finire, ma niente. Ovviamente non lo consiglio, ma se qualcuno di voi l’avesse letto, mi faccia sapere che ne pensa!

Un abbraccio,

Ari

Ricomincio da qui

Eccomi, sono tornata! Non so per quanto tempo, non so se in modo continuo o solo per oggi, ma ora sono qui.

Sono sparita perché gli esami mi hanno sommersa, fino al 10 luglio non ho più avuto tempo di respirare, di mettere la testa fuori di casa, o meglio, dell’alloggio a Pisa. Questa sessione mi ha distrutto, spompata. Arrivata a luglio non riuscivo più a fare niente, ho dedicato tante, troppe, energie allo studio, ritrovandomi a metà luglio stanca e svuotata.

Giugno è stato un mese pieno di cose. Ho finalmente passato diritto pubblico, esame che mi portavo dietro dallo scorso anno e che ho avuto paura di dare, tanto da rimandarlo più volte, bocciarlo e poi finalmente passarlo. Una volta passato mi c’è voluta una settimana per riprendermi e nel frattempo sono andata al concerto dei Linkin Park. Concerto che porterò sempre nel cuore.

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La sera del 20 luglio era l’ultima sera della mia vacanza a Lloret de mar, con le mie amiche. Ero pronta per uscire, quando il mio ragazzo mi ha mandato un messaggio per dirmi di Chester. So che può sembrare sciocco, ma ancora non riesco a parlarne, ancora non ascolto più la loro musica, ancora fingo che non si successo davvero.

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Comunque, a giugno, per l’ennesima volta, ho riprovato spagnolo, e per l’ennesima volta non l’ho passato, ma poi a luglio sono stata abbastanza contenta dei miei risultati all’università e va bene così, ora mi sto preparando per la sessione di settembre.

A luglio, come avrete capito, sono andata in vacanza. Sono partita il 16, un mese esatto fa, per Lloret de mar. Ho amato questa città, come ho amato sempre ogni luogo della Spagna. La Costa Brava è piena di vita, a ogni ora del giorno e della notte. E’ stata una “Vacanza da Leoni”, dormivamo di giorni e ballavamo di notte, nel mezzo mangiavamo e andavamo al mare. Mi sono anche fatta un tatuaggio per ricordami di questa vacanza, che per una settimana mi ha fatto staccare la testa da tutti i pensieri, tutti i problemi e la parola d’ordine era “divertirsi”.

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Tornata da Lloret, dopo poco più di una settimana, ormai ad Agosto, sono partita per il campeggio scout. Come sempre sono tornata con uno zaino carico di nuove esperienze, dei lamenti continui di quei sedicenni a cui, lo devo ammettere, mi sono affezionata; riempita dai canti intorno al fuoco e dalle stelle cadenti la sera. Piena, come ogni volta che torno da un campo.

Quest’estate, però, sono mancate un po’ le letture. Tra esami, vacanze, gite e stanchezza, ho letto veramente poco. Ho finito la saga de “I diari del vampiro”, ho letto qualche saggio molto interessante di sociologia (lo ammetto, li ho letti per un esame, ma non importa) e “Lisistrata” e ora sto leggendo “Mattatoio n.5”, che però faccio un po’ fatica a portare avanti, perché sono comunque stanca e ho ripreso lo studio.

Non sono mancate le gite in montagna, sia sugli Appennini (Monte Marmagna), sia sulle Alpi Apuane. Amo la montagna, in qualunque stagione, e amo fare lunghe e faticose camminate. Quando si arriva alla vetta è sempre una soddisfazione unica.

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Altre novità non ci sono, tranne, forse, che ho visto Trainspotting 2, che come il primo mi ha colpito. Vi lascio qui il nuovo “Scegli la vita”, che forse fa ancora più male del primo.

Scegli biancheria intima firmata, nella vana speranza di dare una botta di linfa vitale a una relazione defunta. Scegli le borse, scegli le scarpe con i tacchi, cachemire e la seta, così sentirai quello che spacciano per felicità. Scegli un iPhone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, e mettilo nella tasca della giacca, fresca di una fabbrica di schiavi del sud-est asiatico. Scegli Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram e mille altri modi per vomitare la tua bile contro persona mai incontrate. Scegli di aggiornare il tuo profilo, di al mondo cos’hai mangiato a colazione e spera che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa. Scegli di cercare vecchie fiamme, augurandoti caldamente di non essere inguardabile come loro. Scegli di scrivere un live blog dalla prima sega fino all’ultimo respiro, l’interazione umana ridotta a niente più che dati. Scegli 10 cose sconosciute sulle celebrità che hanno fatto la plastica. Scegli di strepitare sull’aborto, scegli battute sullo stupro, di sputtanare, il porno per vendetta e un’ondata infinita di deprimente misoginia. Scegli che l’11 settembre non è mai successo e semmai che sono stati gli ebrei, scegli un contratto a 0 ore, un viaggio casa lavoro di 2 ore, e scegli lo stesso per i tuoi figli ma peggio, e magari di a te stesso che era meglio se non nascevano. E poi sdraiati, e soffoca il dolore con una dose sconosciuta di una droga sconosciuta fatta in una qualche fottuta cucina. Scegli le speranze non realizzate, desiderando di aver agito diversamente. Scegli di non imparare mai dai tuoi errori. Scegli di osservare la storia che si ripete. Scegli di riconciliarti lentamente con quello che puoi ottenere, invece di quello che hai sempre sperato. Accontentati di avere meno e fai buon viso a cattiva sorte. Scegli la delusione, scegli di perdere le persone care e quando spariscono dalla vista un pezzo di te muore con loro, finché non vedrai che un giorno, nel futuro, una per volta saranno sparite tutte e di te non rimarrà niente né di vivo né di morto. Scegli il futuro. Scegli la vita!

Dalla parte delle bambine

Titolo: Dalla parte delle bambine

Scrittore: Elena Gianni Belotti

Edito: Feltrinelli

Condizione essenziale perché la donna accetti di parlare di sé, di descriversi, di esporsi, è che non si senta subordinata ma uguale. Non può esistere un colloquio autentico tra persone che stiano tra loro in posizione da dominante a dominato, occorre che si sentano pari. Così anche l’uomo, per ascoltare quello che la donna ha da dire su se stessa, deve sentirla uguale a sé. Ma se l’uomo avesse voglia di ascoltare quello che le donne hanno da dire su se stesse, gran parte dei problemi tra i sessi sarebbe già risolta, cosa che è ben lontana dall’essere vera.

E’ da un po’ che non leggo un libro che mi soddisfi veramente. Prima “Moby Dick”, poi “Il solo modo di coprirsi di foglie”, ora “Dimmi!”, per fortuna, però, ho potuto leggere questo bellissimo saggio. “Dalla parte delle bambine” mi è stato regalato per il mio compleanno da Giulia’s angle e appena ho avuto tempo di leggerlo mi sono avventurata tra le pagine. E’ il primo saggio che leggo per interesse “personale”, infatti altri saggi che ho letto sono stati per conto dell’università. Sono venuta a conoscenza del libro grazie a Ilenia Zodiaco, su youtube, e subito mi ha incuriosito tanto.

In questo piccolo saggio, scritto negli anni Settanta, Elena ci parla della discriminazione di genere che è latente nella società. Ancora prima che si sappia il sesso del bambino che verrà a nascere, infatti, si spera(va) che fosse maschio. Per tutta la vita, fin dalla nascita, le bambine sono costrette a subire il peso di essere femmine, esseri inferiori, fatti per soddisfare i piaceri dell’uomo e vivere in casa.

In una cultura patriarcale, che pone come valori essenziali da una parte la supremazia dell’individuo di sesso maschile e dall’altra l’inferiorità dell’individuo di sesso femminile, è comprensibile che sia rigorosamente vietato mettere in discussione il prestigio dell’uomo perché ciò porterebbe fatalmente allo sgretolamento del suo potere.

Sono molto attenta al femminismo, credo che sia importante essere femministi e ricercare una parità di genere, poiché solamente così si può avere una giusta considerazione di uomini e donne come esseri umani con uguali diritti, sentimenti, emozioni, sogni. Il maschilismo non colpisce solo le donne, non è una “cosa da donne”, ma colpisce anche tutti i maschi, a cui fin da piccoli viene insegnato che non devono piangere, perché loro sono forti; che il rosa non è un colore per loro; che non possono giocare in cucina, con le bambole o a “mamma e figlia”. 

Per fortuna diverse cose sono cambiate dagli anni ’70 a oggi, ma comunque la parità di genere è ancora lontana da raggiungere. Per questo consiglio a tutti di leggere questo breve saggio. Ben scritto e coinvolgente, saprà attirare la vostra attenzione e farvi riflettere su tanti aspetti della società, su tante cose che diamo per scontate, ma che invece sono simbolo di un forte maschilismo, ormai considerato “normale“.

I pregiudizi sono profondamente radicati nel costume: sfidano il tempo, le rettifiche, le smentite perché presentano un’utilità sociale. L’insicurezza umana ha bisogno di certezze, ed essi ne forniscono. La loro stupefacente forza risiede proprio nel fatto che non vengono ammanniti a persone adulte che, per quanto condizionate e impoverite di senso critico, potrebbero averne conservato abbastanza per analizzarli e rifiutarli, ma vengono trasmessi come verità indiscutibili fin dall’infanzia e non vengono mai rinnegati successivamente. L’individuo li interiorizza suo malgrado, e ne è vittima sia colui che li formula e li mantiene in vita contro l’altro, sia colui che ne viene colpito e bollato.

Dalla parte delle bambine” ripercorre la vita che viene offerta alle bimbe fin dalla più tenera età fino al raggiungimento delle scuole medie. Viene mostrato e documentato l’atteggiamento delle madri, delle maestre, degli altri bambini, nei confronti delle bimbe. Se molti aspetti sono ormai stati superati, altri ancora sono molto presenti ed è giusto impegnarsi, iniziando con l’informazione, per eliminarli.

Consiglio a tutti, sia chi ama i saggi, sia chi ancora non ne mai letti, di approcciarsi a questo tema e di leggere questo libro.

Mi scuso per il ritardo della recensione, ma come dicevo in altri articoli, è stato un periodo un po’ così e non ho avuto né tempo né voglia. Buon inizio estate,

Un abbraccio

Ari

 

Il meglio di… maggio

Ormai dovrei scrivere il meglio di giugno, ma non importa. Maggio è stato un mese veramente duro e difficile e faccio fatica a trovare qualcosa di bello in questo mese disastroso in tutti i sensi.

L’inizio del mese non è stato male, infatti sono andata a mangiare fuori con le mie care amiche. Siamo andate in un ristorante che è un po’ una trattoria, e si mangia da Dio. Purtroppo il tempo era quello che era e quindi il piano di andare in montagna è saltato, ma dopo pranzo un po’ di sole è spuntato e siamo andate al mare.

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Sono finalmente finite le lezioni e ho avuto modo di rilassarmi un po’ prima di iniziare gli esami maledetti. Sono andata alla partenza di una mia amica scout e a Pisa ho legato con una ragazza in particolare.

Ho finito di leggere “Il solo modo di coprirsi di foglie” e “Dalla parte delle bambine”, di cui ancora devo fare la recensione.

Sono andata al mare, ma soprattutto mi hanno dato l’alloggio universitario e quindi ormai vivo a Pisa.

Ho conosciuto una ragazza che già mi sembrava di conoscere, anche se parlavamo solo online, ma soprattutto una mia amica ha creato un gruppo Whatsapp dove siamo 5 ragazze e anche se non ci conosciamo, con loro riesco a parlare di tutto. E’ un piccolo gruppo che sta diventando importante.

Purtroppo non ho da dire molto altro per questo mese, perché non è stato un mesa facile, né un mese molto felice. Giugno sta andando molto meglio però!

Spero di avere più tempo per recuperare con le recensioni sia di libri che di telefilm, intanto un bacio

La vostra,

Ari

Il solo modo di coprirsi di foglie

Finalmente un attimo di respiro per dedicarmi al blog. Ad aprile, come già ho accennato ne “Il meglio di… Aprile“, ho iniziato a collaborare con la DeAgostini. Il primo libro che ho ricevuto è “Il solo modo di coprirsi di foglie”, libro che ahimè non mi è piaciuto per niente. Ho finito il libro da un sacco di tempo in realtà, ma non ho mai avuto tempo di farne la recensione, quindi iniziamo subito.

Titolo: Il solo modo di coprirsi di foglie

Scrittore: Laura M. Leoni

Edito: DeAgostini

Il solo modo di coprirsi di foglie è la storia di Anita e Daniel, due ragazzi di 23 anni che si incontrano nella città Eterna, lei “studentessa” di medicina, lui studente di beni culturali in Erasmus dall’Inghilterra. Hanno due caratteri diversi, difficili e in contrasto, eppure niente riuscirà a tenerli divisi, né la distanza, né il passato oscuro di lei. Altri personaggi di contorno si uniscono alla storia, diventando un intreccio di vite apparentemente normali, concatenandosi fino a diventare inossidabili.

“Anche lei è costretta e non si sente affatto bella. Tutta la sua vita la costringe, anche se quando se l’è costruita addosso credeva davvero di stare scegliendo, forse perché mentre te la costruisce la gabbia non ti sembra affatto una gabbia, ma un nido da cui poter volare, quando vuoi, per poi ritornare a farti proteggere. Poi aggiungi ogni giorno un rametto, per rinforzare quel nido, per renderlo più accogliente, e quando ci metti dentro delicatamente il tuo piccolo ti viene in mente che forse potresti aggiungere anche un riparo, sopra, e prima che tu te ne renda conto il nido è diventato un gabbia, impenetrabile dall’esterno, sì, ma anche senza via di fuga per te che ci stai ormai rinchiusa dentro. A quel punto non puoi fare altro che girarti verso l’interno, senza più guardare le sbarre, fino a che ti dimentichi che esistono; ti stringi al piccolo e passi le tue giornate guardano come diventa bello, come cresce, e un giorno è ormai talmente grande che non ci si sta più dentro a quel nido, e tu sei di nuovo costretta a vedere le sbarre. E’ il piccolo, ormai troppo grande, a rompere quelle sbarre e volare via, mentre tu alzi la testa verso il cielo e pensi che puoi volare pure tu, ma le tua ali si sono rattrappite, ormai, e hai così tanta paura di farti male che non trovi nemmeno più il coraggio di provarci.”

Questo libro non mi è piaciuto proprio per niente. Ho trovato i vari personaggi veramente detestabili, a partire da Daniel. Ha un carattere terribile, è geloso in modo ossessivo, fino a diventare quasi violento; Anita ha un passato alle spalle fin troppo incredibile. Tutte le sfortune sono capitate a lei, è da anni che “frequenta” l’università senza mai dare esami, senza nemmeno presentarsi a lezione e non pensa minimamente di dirlo a qualcuno, continuiamo pure a pagare le tasse universitarie, cosa vuoi che sia? Tutta la sua vita è assurdamente terribile, ma nonostante questo lei non dice niente a nessuno e nessuno si accorge di niente. Sua madre non ha il coraggio (come è possibile?!) di dirle qualcosa, di chiederle come sta, come va. I due ovviamente si mettono insieme, e lui non sa accettare il passato di lei, la fa sentire in colpa e non si preoccupa di quello che potrebbe accadere a lei, l’unica cosa che gli interessa è che non succeda niente perché è troppo geloso per sopportarlo. Daniel, ha un carattere impenetrabile, un “nordico” DOC, che non si scompone mai, che non si arrabbia mai (tranne per gelosia), che non dice mai una parolaccia, con il cuore regolare SEMPRE. Non beve mai, non fuma mai, non ride mai, non grida mai, mai, mai, mai, mai. Questo ragazzo perfetto, descritto come un Dio, il primo giorno di Erasmus fa amicizia con una professoressa. Sì, in questa università i professori danno confidenza agli alunni, vanno a prendersi caffè inseme, si scambiano sms e diventano amici. Nessuno ovviamente pensa che la cosa sia strana. Claudia, la professoressa vive un matrimonio infelice, niente di strano, finalmente una storia normalissima, se non fosse che lei passa come la povera vittima e lui il cattivo carnefice, quando in realtà è palese che la colpa sia di entrambi. Palese per me, probabilmente, però, non per l’autrice, che sembra patteggiare tantissimo con Claudia.

Alcuni tratti li trovo banali e molto infantili, Daniel non ha un minimo di spessore. A fatica parla, pensa tantissimo e dice spesso il contrario di quello che pensa. I luoghi comuni sono di casa, a partire, appunto dal carattere freddo del nostro inglese (s)preferito, alle tipiche frasi da film, che nella vita reale non si dicono mai.

“E’ che lo so come andrebbe a finire: lei ti racconterebbe qualche episodio della mia infanzia che considera divertente, tu lo consideresti tenero e io imbarazzante.”

Le sfortune di Anita sono infinite, dal padre violento, al professore violentatore e infine l’uomo di sua madre che diventa il suo amante e la minaccia. Per l’amor del cielo, sono tutte cose possibili e credibili, inoltre sono cose terribili che come tali vanno affrontate. Anita ha tutto questo sulle spalle, e quello che è incredibile è che non ha bisogno di nessun analista. Questi episodi terribili vengono affrontati con leggerezza e superficialità. Alla storia del padre vengono dedicate poche pagine, alla storia del professore poche righe. No, non va bene, non è così che si affrontano questi temi. La storia di questi ragazzi, che ormai sono adulti, viene descritta come la storia di due quindicenni, come anche i loro caratteri d’altronde. Daniel viene picchiato e Anita si da la colpa in modo melodrammatico, e poi cosa fa? Non denuncia l’uomo che ha picchiato Daniel, cerca di ucciderlo. Potrei continuare ancora e ancora, scrivendo cosa davvero non mi è piaciuto di questo libro, mi dispiace, ma proprio non ce l’ho fatta.

Una nota positiva però c’è. Il libro è scritto veramente bene, nonostante la storia non mi sia piaciuta per niente, il modo in cui è scritto è coinvolgente, la scrittrice ha talento, altrimenti non avrei mai continuato la lettura, o comunque non ci avrei messo due/tre settimane. Il problema è la storia, davvero irreale, assurda.


Fatemi sapere se anche voi avete letto questo libro e che ne pensate!

Un abbraccio,

Ari!

Il meglio di… Aprile

Finalmente sono riuscita a trovare un po’ di tempo per fare un po’ il punto del mese di aprile!

Iniziamo subito allora, senza perdere ulteriore tempo.


  • Telefilm: per quanto riguarda questa categoria, oltre a Grey’s Anatomy, questo mese si aggiunge anche 13 reasons why, dove qui potete trovare un’esauriente recensione. Mi è piaciuto davvero tantissimo come telefilm, sono stracontenta di averlo iniziato perché l’ho trovato davvero bello e ben fatto. Non mi dilungo troppo perché già ho detto che ne penso nella recensione.

  • Eventi: sicuramente Pasqua. Pasqua è una di quelle feste che mi mette tanta speranza, gioia vera. Quest’anno l’ho passata in modo diverso dal solito, infatti non ho fatto il pranzo a casa mia, ma a Milano da mio babbo. Abbiamo fatto una gita fuori porta, sul Ticino e abbiamo passato Pasquetta tra gelati e il Parco delle Cave, parco bellissimo che sta vicino a casa, ma che non avevo mai visto. Il giorno dopo, poi, mi sono rivista con una mia amica di Milano, che non vedevo da novembre.17934247_425208901189141_2886874976814628864_n(1).jpg


  • Libri: ho lasciato perdere Moby Dick, perché davvero basta (qui trovate ciò che ne penso). Ho iniziato e finito 10 piccoli indiani, qui trovate la recensione. Mi è piaciuto davvero tantissimo come libro, davvero questi gialli mi fanno impazzire! Ma la novità più grossa in fatto di libri è che ho iniziato a collaborare con diverse case editrici! Prima di tutte la DeAgostini, da cui ho già ricevuto e letto un libro (che recensirò a breve), ma anche con la Newton e con la Butterfly, anche se ancora non ho ricevuto libri da queste due perché i titoli per ora non mi ispirano. Questa collaborazione, comunque, mi piace, mi esalta davvero tantissimo! E ne sono felice. 


  • Gite: questo mese ho fatto qualche gita, a parte Milano, infatti sono andata anche a Firenze. Era da un annetto che non ci tornavo, e mi mancava. Amo davvero questa città così bella, calda, piena di arte. Siamo andati fino a Piazzale Michelangelo, dove non ero mai stata, e anche nel Giardino delle rose, che era pieno di glicine. Amo fare queste piccole gite, prendermi un giorno di pausa dallo studio e dai mille pensieri. Sono anche tornata a Portovenere, questa volta con mio babbo e mia sorella, per festeggiare la sua premiazione per l’ottimo risultato raggiunto con la laurea. 17818379_1124770667650737_5500925045347713024_n

 

Aprile è stato un mese tranquillo, fatto di tanto studio, giornate di sole, un inizio di primavera un po’ balordo, e tanti fiori. Non vedo l’ora di poter scrivere il meglio di giugno e iniziare finalmente l’estate. Studiare con questo bel sole fuori mi mette proprio tristezza!

Un bacio,

Ari.

Dieci piccoli indiani

Titolo: Dieci piccoli indiani

Scrittore: Agatha Christie

Prezzo di copertina: 11,00€

Edito: Mondadori

Dieci piccoli indiani è un classico di gialli, sicuramente uno dei libri più famosi della Christie. Di quest’autrice ho già avuto l’occasione di leggere “Assassinio sull’Oriente express”, qui la recensione e mi sono innamorata di lei e del suo modo di scrivere. Dieci individui diversi, tutti con un passato tenebroso, vengono invitati in una piccola isola deserta, dove si trova solamente una grande vitta. Una poesia per bambini, molto inquietante, sembra un ritornello continuo per queste vittime. Un assassino misterioso, un folle si aggira nell’isola, ma perché? Cosa cerca?

Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti
salpan verso l’alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino si impiccò,
e nessuno ne restò.

Il libro l’ho letto in pochi giorni. Sono completamente stata rapita e ogni secondo libero lo passavo a leggere (ieri sera per finirlo ho fatto le due di notte!). Christie non delude, la sua scrittura è accattivante, i capitoli corti, un mistero sempre più fitto e un luogo sempre più tetro. Gli ultimi capitoli avevo paura a leggerli, ero tentata di mettere il libro dentro al congelatore perché ero davvero spaventata, e pesare che vorrei leggere King. Niente da dire, un capolavoro. L’assassino l’avevo immaginato, ma poi, dopo il colpo di scena mi sono dovuta ricredere e continuavo a chiedermi chi diavolo fosse, niente, anche io ho preso il granchio e come i protagonisti sono cascata nella sua trappola.


SPOILER

Ho adorato la follia del giudice, cioè un folle in tutto per tutto. Ovviamente non approvo affatto ciò che ha fatto, ma è davvero affascinante il suo modo di ragionare, il suo programmare così tutto nel dettaglia. La poesia, l’invito, i vari modi per uccidere e il suo finto assassinio. Geniale, veramente geniale. Come ho detto, sospettavo di lui, ma quando poi è “morto” non ho più capito niente ed ero veramente stupita. Geniale, niente da dire!


Come al solito, se l’avete letto o vorreste leggerlo fatemi sapere!

Un abbraccio,

Ari